Caffè corretto

La casa dei miei nonni non era solo quattro mura.
La casa dei miei nonni era la processione vista dal terrazzo, nel giorno della festa patronale; era mia nonna davanti alla cucina e mio nonno che invece apparecchiava. Era lo spuntino di metà mattina, con pane e pomodoro di bottiglia.
La casa dei miei nonni profumava di scorza di limone nascosta nel caffè postprandiale e di controra estiva, in cui tassativamente si dorme o si sta zitti. E delle sedie di plastica messe sul balcone, cotte dal sole delle estati e dalle parole loro, dette per far passare il tempo, che poi, a dirla tutta, è passato troppo in fretta.
La casa dei miei nonni aveva la tenerezza dei racconti di mio nonno, sempre più spesso ripetuti.
La casa dei miei nonni era un mese di giugno, in cui dopo un anno ci si ritrova coi cugini. Ma era anche dicembre, quell’ultimo, in cui una tavola ci vide tutti assieme, a festeggiare quest’unione, assai più del Natale.
La casa dei miei nonni adesso non c’è più.
Nella macchinetta del caffè, prima che salga, metto sempre una scorza di limone.

 

 

 

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