La bambina e la gaggia

C’era il sole, quel pomeriggio sul terrazzo dell’unica casa che credo riuscirò a chiamare mia.
C’era mia nonna con la sua adorata gaggia* e c’erano i miei dieci anni.
L’immagine femminile che trasmettono i mass media è stata sempre quanto di più lontano esista dalla realtà. E così era anche allora, anche per una bambina. Anche per quella del terrazzo col sole e la gaggia.
Una bambina goffa, coi capelli sempre troppo corti e i vestiti troppo larghi, che si incantava a guardare la bellezza rappresentata dalle sue coetanee alla TV: i capelli fluenti, i lineamenti delicati e il sorriso perfetto. Il sorriso, in particolare, le piaceva; quei denti così meravigliosamente dritti che spuntavano all’apparire della bambola di turno, mentre i suoi, indisciplinati dentro un orribile apparecchio ortodontico, li teneva ben nascosti.
Fu così che la Me bambina, precocemente insicura del suo aspetto, ebbe quel pomeriggio l’audacia di chiedere a sua nonna, che amava da morire, ma mai quanto sua nonna amasse lei, se per un caso fortuito la trovasse “bella”.
La risposta di sua nonna, che poi era la mia e che bugie non ne ha mai sapute dire, fu: “Bell’ ‘a nonn’, tu non sei né brutta né bella: sei normale”.
La bambina, che poi ero io, rimase perplessa per un po’, ché spesso l’onestà fa questo effetto. Poi tornò a sedersi sul gradino del terrazzo, ai piedi di sua nonna, con di fronte il sole e la gaggia.
Sua nonna, nel frattempo, le leggeva l’Odissea.

 

 

Un pensiero su “La bambina e la gaggia

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