Battaglia Natale

Reduce da una notte in bianco, la mia mattinata è cominciata con bruciore di stomaco a cui è seguito il vomito.
Quando a distanza di qualche ora ho cercato di alzarmi, delle fitte fra il collo e le spalle mi hanno annunciato l’inattesa contrattura.
Telefono a mia suocera, che notoriamente sostituisce la farmacia di turno, e mi faccio recapitare muscoril e dicloreum -“fa’ vede’ che abbondiamo”- in pratiche fiale da iniettare.
A casa sono presenti, oltre a mio figlio, un marito reduce da notte insonne e una madre atta a tuculiare la carrozzina, al fine di addormentare il figlio di cui sopra, nonché a praticare l’iniezione.
Interrotta l’attività tuculiatoria, si accinge ad inserire la siringa, che non appena estratta mi vede preda di una calo di pressione.
In pochi secondi mi ritrovo distesa sul divano con le gambe alte sul fasciatoio adiacente e il culo ancora all’aria; il tutto abbinato ad un pigiama spezzato, poiché sui pantaloni originali aveva provveduto ieri notte a vomitare Ascanio. Pigiama di pile, per la cronaca, agganciato in calzettoni di pile e abbinato a vestaglia dello stesso materiale.
Sempre per amor di verità, non si può trascurare che i capelli miei e quelli di mia madre, la tuculiatrice, sommati arrivano a un livello di untuosità che manco “Farchioni, mi passi l’olio?”.
E mentre sono all’apice dell’inguardabilità, mi tornano alla mente le mie meravigliose ciglia, magistralmente allungate per le feste e che nel contesto odierno hanno anche un non so che di grottesco; ciglia che naturalmente non potrò sfruttare, ragion per cui non appena starò meglio mi toccherà uscire ed ammiccare forsennatamente a tutti. E che ne viene viene.
Per non parlare dei 36 (e dico trentasei) euri al chilo di panettone di De Riso con crema di pistacchio, che la nausea non mi farà mangiare e che fino ad oggi avevo solo annusato dal cartone, attualmente intonso per decenza più che per tradizione.
Mio figlio, che da un po’ cercava i mezzi per uccidermi (il primo è stato venir fuori attraverso le mie parti basse) nel frattempo, osserva gli eventi dalla carrozzina, sorridendo tronfio per questo difficile colpo messo a segno nella sua battaglia navale umana.
Colpita e affondata!

 

 

 

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