Lettere lontane

Alla Befana io ci credo. Ci ho creduto sempre.

E pure a Babbo Natale, per dir la verità. Insomma, a tutti quelli che, senza palesarsi, erano soliti lasciarmi dei regali.

Ora, non che io sia una credulona, ma se mamma e papà mi dicono che è vero, è vero senza dubbio. Perché mamma e papà bugie non me ne hanno dette mai.

Per cui, la lettera io l’ho scritta sempre, all’uno come all’altra, pur senza mai specificare una richiesta; era piuttosto una lettera di cortesia, per sapere a distanza di un anno come stessero, che sai com’è a una certa età. Per il regalo lasciavo libertà d’azione, perché ad essere sincera nemmeno da bambina ho mai desiderato nulla. O almeno nulla che entrasse dentro un pacco. E allora scrivevo “fate voi”, ché tanto a me bastava trovarlo sotto l’albero e toccarlo; mi piaceva immaginare dalla carta cosa fosse, ma soprattutto mi piaceva l’idea che lo avessero portato loro, da lontano.

Che fossero venuti quella notte, a lasciarlo lì per me. E che avessero bevuto il latte coi biscotti che lasciavo io per loro.

Quella notte in cui io fingevo di dormire, perché lo sanno tutti che, una volta che li vedi, non ritornano. E io, lo giuro, non li vidi mai.

Eppure, a un certo punto, non sono più tornati. Perché sono cresciuta, io credo.

I genitori dei miei amici, un giorno, confessarono: Babbo Natale e la Befana erano sempre stati loro.

I miei, invece, no; papà addirittura diceva di aver visto la slitta prima, e poi la scopa, dalla finestra della mia stanzetta. E ve l’ho detto che se mamma o papà mi dicono qualcosa, è vera senza dubbio.

Comunque, visto che ormai sono cresciuta e loro vanno solo dai bambini, io la lettera non la scrivo più; però c’ho ancora conservate quelle loro. Perché a me Babbo Natale e la Befana, oltre al regalo, lasciavano pure la risposta.

 

 

 

 

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