Il bimbo e il mare

Ha detto la mia mamma che domani ci riposeremo.

Sì, perché, sapete, io scappo da una vita. Va bene che è da poco che sto al mondo, ma posso garantirvi che è difficile anche nascere scappando.

E poi, è vero che non ho molti anni, ma c’ho esperienza nel settore, perché noi scappiamo di famiglia. Mamma, per esempio, scappando mi ha allattato, per raggiungere papà che era già scappato.

Ancora adesso lo stiamo raggiungendo, anche se io di questo gioco di scappare sono un poco stanco e vorrei tornare a casa. Mamma però mi ha detto che sono stato bravo e per premio stanotte mi porta sopra il mare.

Il mare è un’acqua che sta in mezzo alla terra: io non lo conosco, ma dicono che è bello.

Si è fatta sera ed io ho fame e freddo. Mamma mi ha detto che mangeremo dopo, dopo che avremo visto il mare.

Con noi c’è tanta gente. Tutti saliamo su una cosa che inizia a dondolare e tutti dicono che è il mare. Eppure non lo  vedo, non vedo quasi niente, solo il viso di quelli attorno a me, che a un certo punto iniziano a gridare.

Saranno freddo e fame anche per loro, penso io, che a questo punto piango, che se lo fanno tutti, posso farlo anch’io.

Ho deciso, il mare non mi pace, perché si muove troppo, non si vede e fa sentire freddo. E fa sentire acqua, perché ora me la sento addosso. Ed è anche addosso alla mia mamma.

Il mare, forse, non è così cattivo.

Il freddo ora è passato. Sono tornato a casa. C’è pure il mio papà.

 

-A tutti coloro che vivono scappando-

 

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