Fuori di sé

Quel giorno per la prima volta me lo sono visto fuori.

Per la prima volta. Nonostante il cordone lo avessero tagliato mesi prima.

Mio figlio era in braccio al suo papà, quando ha risposto sorridendo a un sorriso sconosciuto. Altre volte era accaduto, ma in quella mi è parso di vedere qualcos’altro, o forse solo qualche cosa in più, qualcosa che anche prima c’era, pur senza che io la vedessi.

Ho avuto in quell’istante la sensazione netta di lui come persona, un’entità a sé stante e scissa dalla mia. Perché un conto è vederlo interagire, un altro è realizzare. Realizzare che non è più parte del tuo corpo, che non sei più tu.

Che puoi sforzarti quanto vuoi a fare il solco, ma il cammino dovrà farlo lui. Che potrai controllare l’altezza esatta di ogni ostacolo, ma il salto lo farà da solo. E nulla di quello che tu faccia potrà mai impedirgli di cadere. Tu al massimo potrai disinfettargli le ginocchia.

In quell’istante ho realizzato che il mio posto non è al fianco, ma appena un passo indietro e poi man mano più distante, seduta sugli spalti della sua esistenza, a guardarlo mentre conduce la sua vita fuori dal mio ventre.

Seduta sugli spalti a fare il tifo, sempre. A fargli l’occhiolino se mi guarda.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.