Potrebbe andare peggio

Ho sempre detto che del giudizio altrui non me ne frega nulla. E, giuro, ci credevo.
Poi un giorno ho scritto della roba, senza pretese, ma solo perché in qualche modo mi faceva bene. A distanza di un paio d’anni qualcuno mi ha spinto a pubblicarla e io che sono di facili entusiasmi mi son detta perché no?, è figo fare un libro.
Così oggi l’editore mi ha avvisato che sta per andare in stampa, mentre io sto ancora realizzando.

Cosa? Beh, per esempio, che del giudizio altrui un pochino me frega. Anzi, per dirla da autrice letteraria, me la faccio addosso alla sola idea che qualcuno legga quel che ho scritto. Bene inteso: io voglio che in tanti leggano il mio libro, ma allo stesso tempo temo quello che penseranno poi.
Per non parlare del timore che invece nessuno se lo caghi questo benedetto libro! Insomma, io già ero paranoica e ossessiva, adesso sono pure ansiosa, anzi, in verità lo ero pure prima, ma adesso ho un motivo in più per esserlo.
Considerando che all’uscita in libreria manca ancora un mese – cazzo, solo trenta giorni! – ho tutto il tempo per sviluppare le psicosi che ancora mancano all’appello, nonché ogni patologia psicosomatica possibile.

Roba che mi vedo già, durante le presentazioni, coi capelli diradati da un’orribile alopecia, ricoperta da foruncoli, mentre fra un tic e l’altro, rosicchiandomi le unghie, rispondo alle domande.
Ma potrebbe andare peggio, potrebbe piovere.

 

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