Voglia di fragole

Ricordo a memoria il primo capitolo, quello che poi è diventato il capitolo zero. E ricordo a memoria quel pomeriggio di quasi tre anni fa, quello in cui, rientrata a casa, mi misi davanti al PC.

Un pomeriggio di merda, per dirla con franchezza, non diverso dai molti di quell’epoca. Un pomeriggio di merda, esattamente così come mi sentivo.

Lui mi spronava a reagire, a guardare le cose con lucidità, ché scindendo i problemi reali dalle paranoie è più facile affrontarli. Quel pomeriggio provai a dargli retta, lasciando alle dita sulla tastiera il compito arduo di far da setaccio.

Così quel capitolo, che ora ricordo a memoria, fu presto seguito da altri, che col tempo trovarono anche l’esatta reciproca collocazione. Quello, però, è sempre rimasto il primo fra tutti. E, resti fra noi, fra tutti il solo a cui non ho mai cambiato neppure, letteralmente, una virgola.

Non credevo, in quel pomeriggio di merda, che le mie parole avrebbero avuto un corpo. E – forse sarò anche di parte – non mi sembra sia poi così male.

 

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