Hashtag

Per l’otto marzo avevo scelto di non scrivere nulla. O almeno niente di serio.
Dopo un’animata dissertazione con me stessa, però, ho cambiato idea, con buona pace del mio fegato.
Sì, perché se penso al livello medievale in cui versa, più o meno consapevole, la nostra società mi si impennano i valori epatici.

Perché siamo in un Paese in cui se sei donna ti piace essere guardata; se sei donna è normale che ti si rivolga la battutina/accia a sfondo sessuale, mascherata da complimento.
E che male c’è se, alla fermata dell’autobus, qualcuno dal finestrino di una macchina si affaccia e ti guarda con l’espressione di chi una donna l’ha vista sempre e solo su YouPorn?
Va da sé che se sei una donna priva di deformità particolari dovrai dimostrare di essere anche in grado di intendere e volere.
E se madre Natura o papà Chirurgo ti hanno anche dotato di tette e/o culo, tu stai implicitamente accettando che un uomo che li ritenga notevoli decida di fartelo sapere. Ma così, eh, per dire, mica per molestare.
Tutto questo NON è normale ed evolversi sarà difficile, finché non lo capirà ogni donna. Ed ogni uomo.

Perché dovreste essere voi uomini – che per fortuna NO, non siete tutti uguali – quelli più incazzati.
Per ogni parola fuori luogo, per ogni molestia velata, per ogni sguardo lascivo, per ogni ammiccamento non richiesto, per ogni donna oggetto, ogni uomo che si rispetti dovrebbe indignarsi.
Perché il problema è di tutti.
Nell’epoca in cui basta un hashtag per diventare Charlie o un Paese a caso, io vorrei che ogni individuo diventasse Donna.
Per ventiquattro ore, si intende, solo per capire.

#iosonoDonna

 

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