Astenersi perditempo

Ebbene, è il caso che io inizi a parlarvene.

Manca davvero poco e vorrei che aveste il tempo di annoverare anche questo nella mia biografia, quella in cui mi ricorderete figa, col naso alla francese e scrittrice di talento. Scrittrice di talento che per poco non è riuscita a vedere pubblicata la sua opera prima, cosa che renderà talmente ricco il mio editore, da consentirgli di fuggire su un’isola tropicale e fare della vendita di collanine con denti di squalo la sua principale attività.

Dunque, fra pochi giorni dovrò prendere un aereo ed ormai da una settimana ha cominciato a salirmi quella fisiologica inquietudine, che per convenzione qui chiamerò terrore.

Ora, voi direte, si tratta di andare a Milano, non a New York, che minchia ci vai a fare in aereo se sei terrorizzata, prendi un treno e in cinque ore scarse sei lì.

E no! Perché dopo quasi sette mesi questa è la prima volta che mi separo da mio figlio e, costi quel che costi, voglio che la distanza geografica fra noi duri il meno possibile. (Sì, sono una mamma apprensiva)

Tutto organizzato: la fiera apre alle 10.00,  orario comodo, consentendomi di prendere un ancor più comodo volo delle 6.00, uscendo comodamente di casa alle 4.00.

La sera, a fiera finita, un fantastico aereo delle 22.00 mi riporterà nel mio letto intorno alle 2.00. Perfetto.

Se non fosse per la certezza di un’emicrania e quel terrore di cui sopra – ribadisco, è solo fisiologica inquietudine – che mi porta a temere qualsiasi cosa, dal decollo, che solo a pensarci provo pena per la mano dell’ignaro malcapitato che siederà al mio fianco, all’atterraggio, che all’idea del rumore delle ruote sull’asfalto ho già la tachicardia, passando per i vuoti d’aria.

E gli aeroporti? Lo sanno tutti che sono il luogo prescelto per attentati di varia natura. No, questo genere di cose non fa per me, troppe ansie in un giorno solo, da cumulare alle ansie dei giorni precedenti e a quelle mie di base.

Facciamo così, il viaggio è domenica, per cui se c’è qualcuna che vuol sostituirmi si faccia pure avanti. In fondo, per fingersi me, basta che abbia una discreta capacità dialettica, un non troppo marcato accento del Sud,  carnagione e capelli chiari, corpo mozzafiato, sorriso contagioso e le ciglia, che siano lunghissime. E il naso, per favore, alla francese.

Ok, avete ragione, questa non è ancora la mia biografia: va bene anche un uomo che non abbia troppi peli.

 

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