San Lorenzo

Ero una bambina.

Ero una bambina la notte di San Lorenzo di qualche anno fa, quando pochi giorni prima si diffuse la notizia che la mamma di un mio compagno di scuola era malata. Non di una malattia semplice, ma di uno di quei mali che, ancora oggi, nei piccoli paesi tendiamo a definire brutti. La morte di un genitore, a quella età, non è una cosa nemmeno ipotizzabile e allora, vuoi per eccesso di empatia, vuoi per un egoistico timore che sdoganata una poi succedesse pure a noi, io e le mie due amiche di quell’epoca organizzammo un piano di battaglia.

Eravamo bambine, ma quella era la notte in cui cadono le stelle, per cui decidemmo di concentrare forze e desideri sulla guarigione di una mamma che avrebbe potuto essere la nostra. Tramontato il sole, scendemmo sulla spiaggia, allora ancora libera, e ci posizionammo occhi al cielo su una delle tante barche a riposo sopra l’arenile. Le luci del paese non furono d’aiuto, ma in tre e dopo tante ore vedemmo un paio di stelle. Durante il passaggio di ogni scia, in un silenzio quasi religioso, ciascuna chiese all’astro che moriva quanto concordato. Il nostro compito terminò all’ora della ritirata.

Oggi quelle amiche non le vedo più. La mamma del nostro ex compagno di scuola adesso fa la nonna.

 

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