Esclusività

Mi sono chiesta spesso che senso avesse pubblicare un libro. Un libro sulla maternità mancata.

Mi sono chiesta spesso e soprattutto se fosse giusto farlo. Se fosse giusto ora, che madre lo sono diventata. Perché io scrivo per lasciare andare, e questo l’ho già detto, ma pensare che qualcuno possa leggermi è tutta un’altra storia.

Ho sempre creduto, e lo credo ancora, che troppa gente scriva e troppo poca legga. Che un conto è scrivere, un conto aver qualcosa da raccontare. Sa lo si ha, allora si può scrivere per gli altri, altrimenti se proprio se ne sente l’impellenza si scrive per sé stessi. E per me stessa avevo scritto io, mai pensando di aver granché da dire, di aver granché da dare.

Forse, però, in qualche modo mi sbagliavo.

Il verso di un cantautore che amo molto recita che: la gioia, come il dolore, si deve conservare, si deve trasformare* ed io è quello che scrivendo ho voluto fare. Condividere emozioni, di natura varia, rendendole parole, per elaborarle insieme a chi le leggerà.

Perché anche a fronte delle singole esperienze personali, di nessuna gioia, come di nessun dolore si possiede l’esclusività. E se questo, da una parte, ci rende tutti poco originali, dall’altra è un modo buono per convincersi che in fondo, nella vita, non si è mai davvero soli.

 

* Solo un uomo, Niccolò Fabi

 

Il motivo

Sì, insomma, scopri che non puoi avere figli e la prima cosa che ti salta in mente è scriverci un libro?

Non è andata esattamente così.

La prima cosa che fai è piangere. La seconda pure.

Poi cerchi di razionalizzare, ma riesci solo a piangere di nuovo.

Allora per andare avanti ti inventi un modo per non impazzire, che è meglio mantenersi lucida, casomai alla fine un figlio poi arrivasse.

E il mio è stato scrivere. Scrivere quello che avevo vissuto e che stavo vivendo, ma non come un diario, che quelli sono fra le tante cose che non  ho mai potuto sopportare.

Ho scritto a me, guardandomi da fuori. Ho scritto a me per darmi consigli.

Ho scritto a me di quel dolore che era mio, perché volevo sfotterlo per riderne. Per ridere.

La verità è che ognuno ha il proprio modo per non impazzire e questo, semplicemente, è stato il mio.

C’è chi si dedica a uno sport, chi al bricolage, chi fa l’amore (io manco quello, ma il perché lo scoprite leggendo il libro) chi rompe le palle al prossimo, chi mangia, chi beve e chi scrive.

Ecco, io scrivo per lasciare andare.